mercoledì 13 maggio 2015

Recensione: "C'ERA UN ITALIANO IN ARGENTINA..." di Claudio Martino e Paolo Pedrini

Buongiorno amici lettori!
Eccomi tornare a parlare di letture italiane. Il libro che vi recensirò oggi è una biografia che però viaggia sul filo del romanzo e del saggio. Si tratta di C'era un italiano in Argentina... di Claudio Martino e Paolo Pedrini.




Titolo: C'era un italiano in Argentina...
Autori: Claudio Martino e Paolo Pedrini
Editore: Hever Edizioni
Pagine: 232
Prezzo: € 15,00 (cartaceo)


Trama
Che fine ha fatto Vittorio Meano? Il libro ricostruisce la vita di questo architetto piemontese, tanto dimenticato quanto affascinante, autore a Buenos Aires del Colón e del Congresso, nonché a Montevideo del Parlamento. Sono pagine sorprendenti, dallo stile asciutto e personale, scritte in modo agile e coinvolgente, mai noiose seppur dense di particolari e di riferimenti precisi: dalla nascita a Gravere all'infanzia a Susa, dagli studi a Pinerolo alla giovinezza torinese, dal viaggio verso l'Argentina alle vicende umane e professionali intessute nella capitale platense, per concludersi con l'omicidio e i relativi retroscena. Il testo, che in alcune parti riveste i caratteri dell'inchiesta e a tratti assume quasi i contorni del noir, oltre a narrare un'esistenza da romanzo e a sviscerare un enigma da film giallo, parla altresì dell'emigrazione italiana, di Torino e di Buenos Aires nella seconda metà dell'Ottocento e della cifra artistica dei lavori meaniani. Un racconto biografico che diventa affresco storico e si presta a ulteriori piani di lettura.


La mia recensione
Vittorio Meano. Non stupitevi se questo nome poco vi dice, perché il nome di Vittorio Meano si è perso nella storia. 
Era un architetto, ma non uno qualunque, uno di quelli che sul finire dell' '800 facevano grande il nome  dell'Italia, il cui nome nell'ambiente veniva sussurrato con rispetto e ammirazione, ma anche con invidia e odio. Originario del Piemonte, nasce nell'anno del Signore 1860 a Gravere. Guardate bene l'anno... Vittorio nasce nel momento in cui si sta facendo l'Italia (e gli italiani? Beh, quella è un'altra storia..), in cui le idee politiche sono in fermento, in cui Mazzini e Garibaldi sono eroi ammirati,  che agitano e mobilitano le masse dietro ad un ideale. La sua famiglia di provenienza è senza ombra di dubbio più che agiata e Vittorio, dopo la scuola di paese e il collegio, entra a lavorare nello studio del fratello maggiore dove apprenderà le basi del suo futuro lavoro. Fin qui tutto tranquillo. Ma la sua vita privata non lo era altrettanto e, incappato in una relazione clandestina con una donna sposata, decide di fare le valigie con la sua amante e di fare quello che in molti (pochi con i suoi stessi mezzi) facevano in quegli anni: emigra in Argentina. Il giovane paese sud americano era una nuova frontiera, pronta per essere conquistata, popolata e quindi costruita. Meano aveva avuto la fortuna di conoscere quello che sarebbe stato il suo mentore, l'architetto Francesco Tamburini che lo convince, insieme alle necessità personali di cui sopra, a lasciare l'Italia. E in Argentina Vittorio Meano farà fortuna, diventerà qualcuno, anche se per breve tempo. Progetterà infatti a Buenos Aires il Teatro Colòn e il Palazzo del Congresso e a Montevideo il Palazzo Legislativo.  Ma la sua figura rimane molto fumosa: noto per le sue opere non lo è altrettanto come persona privata. Si sa poco di lui come uomo se non quelle poche notizie scappate fuori subito dopo la morte. E nel mistero è avvolta anche la sua fine, avvenuta a soli 44 anni, assassinato a colpi di pistola da un presunto amante della moglie, anche se la vicenda non è molto chiara.

Mi sono voluta dilungare un po' sulla vita di questo uomo che è al centro del libro di Martino e Pedrini perché Meano rappresenta quello che è stata la sua generazione. Pionieri che, dopo la nascita del proprio paese, decido di cercare l'avventura oltre oceano e di scommettere tutto quello che avevano in una nuova e sconosciuta nazione. Certo, non tutti erano architetti, ma tutti in egual misura crearono qualcosa di nuovo. Questo è quello che mi è piaciuto di questo libro: pur tenendo l'occhio fermo sulla figura di Meano spazia sul mondo che lo circonda e ci da un quadro abbastanza preciso del tempo e dei luoghi in cui Meano vive. Dalla provinciale e contadina Gravere ci spostiamo a Pinerolo e poi alla più mondana Torino (e qui, voglio sottolinearlo, ho particolarmente apprezzato il paragrafo sulla fase di passaggio della capitale del neonato Regno di Italia da Torino a Firenze e quindi a Roma; in effetti non ci pensiamo, ma questo spostamento deve essere stato un duro colpo per  la città piemontese) per finire a Buonos Aires, quella lontana capitale, mecca per tanti architetti e uomini di fatica. I due scrittori ci presentano una città che, almeno per quanto mio riguarda, poco conoscevo, ma soprattutto ci parlano della sua politica in quegli anni. L'Argentina infatti non era il "paese del bengodi" che tutti credevano, ma saltava da una crisi economica a l'altra, da uno scandalo all'altro. In questo quadro si muove Meano e realizza le sue tre grandi opere.

Avendo poche fonti sulla vita privata argentina di Meano i due autori si muovo sul terreno minato delle ipotesi. Alcuni rumors li ottengono da documenti precedenti al trasferimento o successivi alla morte, da qualche breve accenno su questo o quel articolo di giornale apparso in occasione della morte dell'architetto, ma poco è certo. Più sicura è invece la sua parte lavorativa e qui gli autori ci presentano tutta la grandiosità della sua opera creando una vera  propria visita guidata al loro interno.
La parte più succosa arriva però sul finale quando si parla della morte di Vittorio Meano per mano di Carlo Passera, presunto amante della moglie Luisa. Gli autori ci presentano una doppia lettura del delitto, una se vogliamo ufficiale, incentrata sul delitto passionale, semplice, veloce e poco d'effetto; l'altra invece ufficiosa scava nella politica e negli ambienti amministrativi del governo argentino e vede in Meano un capro espiatorio di una serie di vagheggi politici, una pedina sacrificabile per il tornaconto di molti. E questo porterà, sempre secondo questa ricostruzione, al declino dello stesso nome di Meano.

Questo è un libro molto particolare che secondo me può essere letto sotto vari punti di vista. Può essere una biografia, nuda e cruda, la storia di un uomo che in un nuovo paese trova la sua fortuna, un uomo attaccato fino all'ossessione al suo lavoro. Ma, e personalmente preferisco questa, è anche un saggio che partendo dal presto della vita di Meano e dalla sua figura discussa e particolare allarga lo sguardo su tutto il movimento migratorio italiano verso il sud America e sulla situazione degli italiani in Argentina sul cambio del secolo. Forse non è un libro per tutti, ha un che di tecnico che può spaventare, ma ha il grande pregio di portare a galla la vita di un uomo forse troppo presto dimenticato e la situazione di un paese giovane alle prese con la creazione di una propria identità nazionale. Il tutto però realizzato con la chiarezza dell'inchiesta giornalistica e con note che creano tanti punti di riflessione e, perché no, di successivo approfondimento.

... 3 cuoricini e mezzo!

Alla prossima




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