Recensione: La sindrome di Cappuccetto Rosso - Emanuela Valentini

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Titolo: La sindrome di Cappuccetto Rosso
Autrice: Emanuela Valentini
Editore: Delos Digital
Pagine: 61
Ebook: € 1.99

Trama:
Romanzo breve (61 pagine) - fantascienza - La favola di Cappuccetto Rosso come non l'avete mai letta, ribaltata e riscritta in un futuro distopico tra organizzazioni criminali e droghe miracolose.
Sui tetti di una città senza nome, tra neon e insegne pubblicitarie, in un futuro che vede l'umanità vivere pressata in immensi agglomerati urbani le cui cupole chiudono al di fuori un mondo rovinato, tentata dal fascino del lupo e in perenne fuga dal cacciatore che la vuole morta, si muove Halley. Una cicatrice sul viso, un ciuffo viola coperto dal cappuccio della felpa, short, anfibi e l'immancabile zainetto pieno di gioia sintetica: la "special red". Una droga di ultima generazione capace di creare l'illusione perfetta dei desideri più intimi di chi l'assume.  Un'organizzazione criminale sui generis. Il capovolgimento di un classico antichissimo, sull'antitesi tra bene e male, luce e ombra. Emanuela Valentini impugna e riveste di tinte fluo e dieselpunk una fiaba dalla profonda morale riscritta, tra gli altri, da Perrault e dai fratelli Grimm.


Recensione:

Nell’aria c’è odore di cioccolato e biscotti e intorno dolcetti soffici ripieni di burro, creme, vaniglia. Un uomo inciampando per terra finisce sopra uno strato di torta al cioccolato fondente. E poi ci sono le mele carammellate, i bastoncini di liquirizia, lo zucchero filato.
È così che inizia il racconto, in mezzo a tutta questa meraviglia. Ma la realtà è ben diversa: l’intera città sembra un agglomerato di quartieri fatiscenti, asfalto, stazioni metropolitane e cavalcavia, tutto è protetto da una struttura a forma di cupola, che si apre e si chiude, proteggendo ermeticamente i suoi abitanti o intrappolandoli all’interno. Perché fuori da lì non è rimasto nulla, o almeno è quello che dicono ad Halley, ma lei non è mai stata lì fuori, così come molti altri. Halley per vivere vende la Special Red, un quadratino rosso di gelatina che regala sogni e felicità artificiale a chiunque voglia provare.

Il racconto è disseminato di riferimenti a Cappuccetto Rosso ed è bellissimo incontrare pian piano tutti i personaggi, come la Nonnina, il Cacciatore, il Lupo, e vedere come sono stati rielaborati e reinventati in una fiaba totalmente moderna e diversa. Sono tutti ben caratterizzati, ognuno ha la sua buona dose di stranezze a renderlo particolarmente unico e interessante. Ma il personaggio di cui si hanno più informazioni è Halley, una giovane ragazza tenace e irrequieta, costantemente in pericolo e in fuga dalla polizia.
Premetto che ho un debole per le storie che utilizzano le fiabe, ma proprio perché si basano su qualcosa di così conosciuto, penso che riuscire a scriverci sopra qualcosa di totalmente originale sia davvero difficile. Ma l’autrice in questo caso ci è riuscita pienamente.
L’ambientazione è meravigliosa, cupa e decadente, infatti i luoghi descritti sono sudici, diroccati e abbandonati, si capisce sin dalle prime pagine, quando i personaggi si rincorrono in una stazione metropolitana, passando per sottopassaggi e condotti di areazione. A questo si aggiungono le allucinazioni visive della protagonista, che a tratti vede mostri, zanne, boschi.
Lo stile è piacevole, con un buon lessico ampio e variegato, l’autrice ha il potere di evocare immagini chiare e nitide attraverso le sue parole. E alla fine rimanere affascinati da questo racconto, breve ma intenso, è inevitabile. È come un assaggio di Special Red: sensazione di benessere e felicità, astrazione dalla realtà, con una perdita parziale della consapevolezza del tempo e dello spazio. E soprattutto con il desiderio di provarlo di nuovo.


“ –Allora cosa? La fantasia? Pensi che mi freghi qualcosa della fine che ha fatto la fantasia? Sarà stata stuprata e buttata nei canali di scolo, quella lì. Che vuoi che ne sappia- esclamò Halley dirigendosi verso i palchi con gli altoparlanti e gli amplificatori.”




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