mercoledì 22 febbraio 2017

Recensione: "Freakshow" di Daniel Pee Gee

Titolo: Freakshow
Autore: Daniel Pee Gee
Editore: Kipple Officina Libraria
Prima edizione: 30 novembre 2016
Pagine: 200
Prezzo: 1.99 euro per l'ebook, 15.00 euro per la versione cartacea
Trama:
Su un lontano avamposto spaziale del satellite Europa viene ad allietare la popolazione il circo Korallo, costituito da singolarità bizzarre, un freak show dove creature deformi provenienti da diverse crudeli storie si agitano per strappare un sorriso, un moto di riprovazione, uno sbigottimento in cambio di pochi spiccioli equivalenti al biglietto d'ingresso. A sconvolgere la deprimente situazione nasce tra gli artisti un improvviso credo religioso: Uincio Uancio, che salverà tutti i freak del circo per portarli nel paradiso degli sgorbi. Sarà vero? Chi è questo messia che si profila tra gli infelici malformi? L'entusiasmo che infetta ogni artista del Korallo è coinvolgente e attraversa le lande siderali del mondo di frontiera in cui vi troverete con loro.



Uno spettatore difficilmente dimentica quello che vede al Korallo’s Circus. Donne, bambini, giovani, anziani, chiunque può comprare il biglietto e accedere al tendone dove, attraverso un percorso prestabilito, si può assistere a esibizioni particolari e abbastanza rare: gemelli siamesi, nani, donne barbute, persone affette da malformazioni a cui nessuno crederebbe senza vederle con i propri occhi. E per chi è indeciso se entrare o meno, può guardare gratuitamente lo spettacolo di un geek mentre ingoia un serpente ancora in vita. Questo è il freakshow gestito da Korallo.

Inizio subito con quello che per me è stato il punto debole del romanzo: l’inizio. La storia vera e propria parte dopo almeno una cinquantina di pagine. Infatti nei primi capitoli l’autore descrive in modo molto particolareggiato e dettagliato cosa sia un freakshow e quali sono gli individui che vengono mostrati nel circo gestito da Korallo, in che ordine lo spettatore li può vedere, quali spettacoli presenta ognuno di loro e quali malformazioni ha. Per quanto sia interessante e molto ben scritto e anche se ho apprezzato il fatto che il lettore inizialmente viene trattato proprio come se fosse uno spettatore e quindi si accingesse a vedere tutto il freakshow, tuttavia è un romanzo e per rimanere incollata alle pagine io ho bisogno di una trama da seguire, qualcosa che mi spinga a voler scoprire cosa succede dopo. Comunque, questo è l’unico lato negativo che ho riscontrato, perché quando la storia comincia davvero e i personaggi non vengono più solo presentati, ma iniziano ad agire sulla scena, la trama mi ha interessato parecchio. Da un lato si parla di questa figura quasi leggendaria, Uincio Uancio, che diventa una vera e propria religione per le persone del circo. Dall’altro si parla di un personaggio che ho trovato davvero interessante, Narcissus, che incarna perfettamente tutto ciò che è opposto ai freak. Eppure, per certi versi, ha molto più in comune con loro che con qualsiasi altra persona.

Lo stile del romanzo è davvero bello, non è semplice ma ha un buon ritmo e quindi riesce a essere scorrevole, infatti tutta la storia sembra un lungo racconto fatto a voce e poi trascritto, perché non mancano i commenti e le digressioni. Quello che per me è stato il punto forte del romanzo è il fatto che durante la narrazione vengono fatte delle considerazioni interessanti, alcune vengono messe in bocca ai personaggi, altre appunto vengono lasciate come commento alle scene o ai personaggi presentati. La mia parte preferita resta comunque la storia di Narcissus, di cui non vi svelo nulla per non rovinarvi la sorpresa.


“La Natura è il primo vero gestore di freakshow. Prende una specie e di essa combina e sviluppa modificazioni genetiche, che poi esibisce sotto la luce trafiggente del giorno. Li mette alla prova. Ne soppesa comportamenti e adattabilità, sogguarda con cura come le innovazioni che vi ha apportato giovino loro. Se tutto va bene, mantiene il nuovo venuto e ne plaude il successo. Male che vada, lo cassa!”






lunedì 20 febbraio 2017

C'era una volta... #13

"C'era una volta...". È così che hanno inizio alcuni dei racconti più importanti della nostra vita. Quasi fossero parte di una formula magica, queste parole hanno il potere di rinnovarsi e volgersi al presente ogni volta che vengono pronunciate o lette.
Nel tentativo di regalarvi un briciolo di magia, abbiamo ideato la rubrica "C'era una volta..." per condividere gli incipit più belli e suggestivi dei libri che abbiamo letto.

Buongiorno lettori, questa è la mia prima rubrica dedicata agli incipit e vorrei lasciarvi quello di una mia lettura in corso.

La casa degli angeli - Giulia Beyman

“Erano tutti troppo eleganti, troppo alteri e troppo compiaciuti di essere tra i pochi eletti che avrebbero presenziato a quello che si preannunciava come l’avvenimento mondano della stagione. Troppo.
“E io sono qui a mangiare pane e ansia” si irrigidì Amanda mentre sbirciava nel foyer da dietro la pesante tenda di velluto rosso.
Già, ma in fondo quella era l’Opera, il gioiello di Place de la Bastille e di Parigi. Mica pizza e fichi.
Si era già pentita di non aver resistito alla tentazione di spiare la varia umanità che affollava l’atrio del teatro. Sapeva che quella curiosità avrebbe vanificato gli effetti delle quaranta gocce di biancospino che aveva appena buttato giù per sopravvivere alla fifa nera che la tormentava da giorni.
L’improvviso pensiero che una crisi d’ansia le paralizzasse le mani durante il concerto, impedendole di muovere l’archetto, le tagliò il fiato. Un sudore freddo le salì alle tempie e le gambe si fecero molli.
“Non un attacco di panico, ti prego. Non ora.”
Amanda si concentrò sul respiro, perché sapeva che era quello che doveva fare, e si affidò agli esercizi di visualizzazione che la sua analista le aveva suggerito. Chiuse gli occhi e si immaginò sul palco, incurante del pubblico, sicura di sé e priva di incertezze, mentre eseguiva alla perfezione i più arditi passaggi dello spartito.”


Vi ho incuriosito? Si tratta di un seguito e penso che la prossima volta potrò condividere con voi la mia recensione.


domenica 19 febbraio 2017

C'è post@ per noi... #204

Buona domenica, Lettori! 
Avete trascorso una bella settimana? Spero di sì e spero che stiate ricaricando le energie per la prossima, ma che sia siate anche pronti per scoprire qualche nuovo titolo.







#mineviandanti sull'Appia Antica di Valentina Barile


Titolo: #mineviandanti sull'Appia Antica
Autore: Valentina Barile
Editore: Les Flaneurs edizioni
Prima edizione: 14 dicembre 2016
Pagine: 126
Prezzo: cartaceo - € 12,00

Trama
Sono scoppiettanti e amano viaggiare. Dunque, si definiscono per gioco “minevaganti”. Valentina e Federica – fotoreporter la prima e organizzatrice di eventi culturali la seconda – non resistono alla tentazione di fare un percorso in piena estate, per ritrovare una maggiore consapevolezza di se stesse. Partono la mattina del 6 luglio a bordo di una fiestina zero comfort, unite da un filo invisibile fatto di complicità e pazienza. Davanti a loro, le viuzze tortuose della regina viarium: la via Appia. Un tuffo in un universo troppo dimenticato.
Ma che cosa le attende lungo una delle strade più mitiche dell’antichità?
Tra viuzze, fuori rotta, incontri e imprevisti, le due protagoniste conducono il lettore da Roma fino alle colonne romane di Brindisi, ultima tappa del viaggio. Sul cruscotto, a guidare Vale e Fede in questi scenari, l’Appia del maestro Rumiz. Mentre, dallo stereo, si diffonde tutt’intorno la voce di Vinicio Capossela…


Valentina Barile. Fotogiornalista, scrive diari dei suoi viaggi insoliti. È tra gli scrittori emergenti de “Il libro che non c’è 2016” (RAI Eri). È tra gli organizzatori della Fiera del libro di San Giorgio a Cremano, Ricomincio dai Libri. Vincitrice di vari premi letterari per scrittura inedita, tra cui il Premio “Carlo Levi”, in Piemonte. Finalista al Premio Passaggi 2015, al Festival della letteratura di Viaggio.

La geometria dei fiori di Ludovica Castelli


Titolo: La geometria dei fiori
Autore: Ludovica Castelli
Editore: 
Les Flaneurs edizioni
Prima edizione: gennaio 2017
Pagine: 200
Prezzo: cartaceo - € 17,00


Trama
Come in una lunga improvvisazione jazz, ogni nota in apparenza disordinata è invece al suo posto e riga dopo riga delinea la vita di Bianca, fioraia trentenne. La perdita prematura del padre ha aperto in lei una voragine, un vuoto di sentimenti nei confronti di una madre sin troppo presa dal suo dolore per poter pensare ad altro. Bianca è cinica, insoddisfatta. Innamorata. Ma qual è il vero amore? Come fare a riconoscerlo, a distinguerlo dalla passione tossica o dall’amicizia? Nella sua ricerca la protagonista compie un sofferto percorso di consapevolezza, impara a rapportarsi al desiderio e al senso di colpa. Conoscerà la sua ora più buia solo per uscirne fortificata, pronta ad affrontare un nuovo nemico. La geometria dei fiori è una poesia strappata e restituita a frammenti, una storia fatta di sottrazioni che profuma di vita, che può accarezzare o pungere e che in ogni sua piega custodisce il talento di Ludovica Castelli.

Ludovica Castelli (Catania, 1978). È stata una giornalista pubblicista e scrittrice con la passione per la poesia e il teatro. Dopo la maturità linguistica ha svolto diverse attività nel campo della comunicazione, collaborato con numerose testate e frequentato diverse scuole di recitazione e cinematografia, tra cui il Conservatorio teatrale di Roma. Ha esordito nel 2008 con il romanzo Fumiamoci una sigaretta, edito da Il Filo. La geometria dei fiori è il suo secondo romanzo.

Macerie di AAVV


Macerie è un'antologia di racconti sorta dalle penne di tredici autori in seguito al terremoto che ha sconvolto l'Italia centrale nell'agosto 2016. L'opera è composta da 18 racconti, 18 storie di sofferenza, di sconvolgimento; terremoti interiori che scavano nell'animo dei personaggi mostrandoci le reazioni più vere, quelle umane. Il progetto nasce per beneficenza: il ricavato delle vendite andrà infatti alla Protezione Civile per i terremotati del 24 agosto 2016.


Titolo: Macerie
Editore: 
Les Flaneurs edizioni
Prima edizione:  29 dicembre 2016
Pagine: 317
Prezzo: ebook - € 2,99
Trama
Fra le macerie che danno il titolo all'antologia, l'uomo si mostra spoglio, nudo, con le sue debolezze e le sue paure. Le macerie sono quelle di Amatrice, Arquata del Tronto, Pescara del Tronto, Accumoli e Montereale, le città colpite dal terremoto del 24 agosto 2016.
Ma nei 18 racconti scritti da 13 autori le macerie sono quelle di persone che hanno vissuto un terremoto emotivo e distruttivo. Sono quelle di chi vive la fine di un amore in modo tragico o di chi affronta un fallimento economico senza una solida risposta dalle istituzioni, o ancora di chi avverte nella precarietà del proprio corpo malato quella dell'anima; o di chi avverte il disorientamento più subdolo per la mancanza di un luogo da chiamare casa.
Storie che raccontano di mali irreversibili, di certezze che crollano e della paura che ne consegue. Ma storie che parlano anche di ricostruzioni, di rinascite, di rifondazioni: quella rifondazione di una vita che auguriamo agli abitanti delle sopracitate città a cui andranno i ricavati dalle vendite di questa intensa, miserabile epica moderna.

Gli autori: Maddalena Costa, Claudio Santoro, Marco Peluso, Vincenzo De Marco, Ismaela Evangelista, Vito Maselli, Teresa Antonacci, E. Sole Vismara, Anna Marino, Olympia Fox, Fabio Mundadori, Benedetta Esposito, Itacchiaspillo. Prefazione: Antonella Cilento. Illustrazione di copertina: Gennaro Varriale Gonzalez.


Quanto dura per sempre (Matching Scars #2) di Valentina Ferraro


Titolo: Quanto dura per sempre
Autore: Valentina Ferraro
Editore: 
Les Flaneurs edizioni
Prima edizione: 23 dicembre 2016
Pagine: 484
Prezzo: ebook - € 3,99



Trama
Quanto dura “per sempre” quando hai solo vent’anni? Quando tutta la tua vita ruota intorno a un’unica persona, cosa succede se la perdi dall’oggi al domani senza una spiegazione, senza nemmeno una parola? Caterina è tornata a Roma, il suo anno di studi in Florida si è concluso e la sua vecchia vita l’attende a braccia aperte. Una vita che le va ormai stretta, in una città che non le appartiene più da troppo tempo. Sono passati due anni da quell’ultima serata passata in riva al mare con Benjamin Carter e, nonostante non abbia mai più avuto sue notizie, il ricordo del ragazzo che ha amato più di se stessa continua a opprimerla. Ricominciare da capo non è semplice ma un cambiamento è d’obbligo. È così che inizia l’avventura di Caterina in Canada: lontana da tutti, lontana dai ricordi e pronta a ricominciare una nuova vita. Conoscere nuove persone, trovare un lavoro, aprire il suo cuore e lasciarsi andare di nuovo all’amore sembra un’impresa impossibile, finché due occhi nocciola impertinenti la stendono al primo sguardo. Mai avrebbe pensato che il suo cuore malconcio avrebbe ricominciato a battere per un altro uomo: eppure eccolo là, Julian Steinfield, elegante, raffinato, maturo; e la desidera più di ogni altra cosa al mondo. Ma quando il passato bussa alla porta e ti piomba addosso come fosse un ciclone impazzito, qual è la cosa giusta da fare? Chiudere la porta senza guardarsi indietro o lasciarsi travolgere dalla sua forza?

Valentina Ferraro, classe 1981, è nata a Roma ma, già da quando aveva due mesi di vita, ha vissuto in giro per il mondo: prima per il lavoro del padre, poi per finire gli studi in giurisprudenza e successivamente per nuove esperienze lavorative. Ha vissuto in Sud America, Centro America, negli Stati Uniti, in Turchia, negli Emirati Arabi, in Pakistan e Arabia Saudita. La serie Matching Scars è stata scritta principalmente durante i suoi viaggi di lavoro, nelle camere degli hotel di città lontane, nelle caffetterie degli aeroporti, fra una pausa e l’altra di lunghissime conferenze: da Roma a Verona (dove abita da due anni), da Dubai a Bucharest (dove spesso si reca per lavoro), fino ad arrivare a scriverne alcuni capitoli anche a Sarajevo, Addis Abeba, Philadelphia, New York City. Adora viaggiare ma odia preparare le valigie. È sposata con Francesco dal 2013, che ha conosciuto a Dubai. Questo secondo romanzo – Quanto Dura Per Sempre – fa parte di una trilogia ambientata fra la Florida e il Canada: la trilogia di Matching Scars.


Portami nel tuo inferno di Yvan Argeadi e Diletta Brizzi



Titolo: Portami nel tuo inferno
Autore: Yvan Argeadi e Diletta Brizzi
Editore: 
Les Flaneurs edizioni
Prima edizione: 20 dicembre 2016
Pagine: 400
Prezzo: cartaceo - € 20,00
Trama
Quando Zeus, dopo la Titanomachia, decide di spartire il dominio del mondo con i suoi fratelli, sceglie per Poseidone il mare, per sé il cielo e per Ade gli inferi, condannandolo alla solitudine. Il monarca infernale, però, viene conquistato dagli occhi della bella Persefone, figlia prediletta di Zeus, e un giorno, grazie all’aiuto di Afrodite, riesce a rapirla e portarla con sé nel suo regno di tenebra. Il suo è un gesto clamoroso che porta nuovamente gli dei a una battaglia feroce, tanto quanto lo è il sentimento che la muove e Zeus vuole contrastare: l’amore. Contro ogni previsione, i due riescono a coronare il proprio sogno, riportando a nuova vita il rapporto fra i due fratelli, divisi dall’ambizione e dalla potenza. Col passare dei millenni, il matrimonio di Afrodite e Ares è l’occasione per il loro ritorno sull’Olimpo, ma una giornata apparentemente lieta viene bruscamente interrotta da un ospite indesiderato. Il cielo e gli inferi sono chiamati ad allearsi per sconfiggere un nuovo nemico che porta a galla un passato dimenticato, sepolto nella parte più profonda del Tartaro.

Yvan Argeadi (Torino, 1987). Prima di Portami nel tuo Inferno ha già autopubblicato alcuni romanzi e racconti, ancora disponibili, utilizzando gli pseudonimi Argeadi e Pendragon.

Diletta Brizzi (Pisa, 1989). Ha già autopubblicato racconti urban fantasy dedicati agli angeli caduti. Portami nel tuo Inferno, prima autopubblicato su Amazon con il titolo Take me into your Hell, è stato il primo romanzo scritto a quattro mani con Yvan Argeadi.

Che cosa ne pensate? Interessanti, vero?


venerdì 17 febbraio 2017

Recensione: IL TITOLISTA DI BASSANO (La studentessa e il potatore #2) di Karen Waves

ATTENZIONE!
Il titolista di Bassano è preceduto da Le Cesoie di Busan e dalla novella Bad Girl.


Titolo: Il titolista di Bassano (La studentessa e il potatore #2)
Autore: Karen Waves
Editore: selfpublished
Prima edizione: 12 settembre 2016
Pagine: 208
Prezzo: ebook - € 2,99; cartaceo - € 9,99



Nove mesi dopo aver lasciato la Corea, Valentina si è laureata, si è trasferita a Padova per proseguire gli studi e le ricerche con il professor Francazolla e ha una nuova coinquilina. 
Filosofa esistenzialista, impegnata in una relazione piuttosto seria con Schopenhauer, Adelaide è uno di quei personaggi che meritano di essere conosciuti e che riescono a conquistarti con poche scene.
Questa serie, però, non avrebbe lo stesso sapore se dovessimo rinunciare a Yae-rim, la ex-conquilina di Valentina, che, dopo aver adottato la barbara ragazza, si ritrova a dispensare consigli (mai troppo ascoltati) via Skype. 
Per tutte, anche per la stessa Valentina, però, sembra sia ora di andare avanti: il potatore è definitivamente dimenticato, lasciato a Busan e ai suoi frutteti. 
Ma poniamo il caso che Won-ho non sia così lontano, che alcune curiose coincidenze lo abbiano portato a Bassano, il paese in cui Valentina è cresciuta e dove è tornata per trascorrere le vacanze di Pasqua. Poniamo che il nostro desiderio di rivedere il potatore sia esaudito e al Mattino del Grappa, il giornale di Bassano, abbiano deciso di promuovere l'integrazione assumendo un ragazzo cinese. Il nuovo titolista, però, non è cinese, è coreano e viene da Busan. 
È un attimo: prima che la ragione riesca a controllare le decisioni di quel suo non-cuore, Valentina si ritrova alla redazione e davanti a Won-ho. 
E ora? Da quel giorno di pioggia in Corea Valentina ha avuto nove mesi per convincersi di aver dimenticato Won-ho e la loro storia. I ricordi, però, sono troppo simili a quell'unica foto digitale che Vale non è riuscita a cancellare. 

«Cercavo di negarlo. Ma lo vedo e me lo ricordo: che mi piace il suo naso. Mi piace la sua bocca. Mi piacciono le sue spalle e il suo collo e i suoi occhi e la sua risata, e devo ricominciare a convincermi.»

Se il titolo del romanzo ci riporta a Won-ho, che ritroviamo più saldo e pronto a legarsi alla terra italica, il centro della storia è indiscutibilmente Valentina, non solo come punto di vista narrativo, ma come motore sentimentale. Won-ho rimane irresistibile, ma è anche l'ancora, la certezza. Valentina porta avanti la storia: è lei a dover decidere di mettersi in gioco e rischiare. E anche se non lo ammetterebbe mai, ha paura e ne ha molta. In Corea era più facile convincersi che, comunque fosse andata, con Won-ho sarebbe stata una parentesi, ma in Italia, a Bassano, sotto gli occhi della Signora Madre, tenere per mano il potatore ha una concretezza diversa, cambia le luci e i colori, cambia tutto.

Non ho cuore, si disse Valentina. Non ho cuore. Questa cosa che sento in petto dev'essere una malattia pericolosa, e probabilmente incurabile.

Il cambiamento dell'ambientazione conferisce una vitalità nuova anche al romanzo: le descrizioni si fanno più vivide e le città, da Bassano a Padova, hanno uno spessore reale. Le Cesoie di Busan offriva alla Waves la possibilità di dare più leggerezza alla storia, nel Titolista la sua penna è più matura, i toni e i temi più importanti. Lo stile è comunque brillante e fresco, ricercato nelle suggestioni e mai banale. La sagacia di Valentina, investendo i piani narrativi, conferisce ulteriore mordente
La studentessa e il potatore, però, sarebbe solo una storia romantica, seppure con le sue particolarità, se non fosse per la piccola schiera di personaggi secondari che, ben lungi dall'essere appiattiti sui propri ruoli, offrono al lettore alcune delle scene più divertenti della serie. 
E qui vorrei dare spazio al non-cuore di Valentina che, probabilmente, mi è più caro dei protagonisti e senza al quale non potremmo partecipare agli exploit di impulsività della ragazza e ai rimproveri, un po' rassegnati, della cara Yae-rim. 

Il suo non-cuore fedifrago, collaborazionista e traditore diede un colpo di assenso. La sua mente rinunciò con disgusto e le comunicò altezzosa che si rifiutava di emettere sentenze prima del caffè.

Yae-rim, onnipresente anche se a distanza, ha nel nuovo romanzo il compito di riscuotere la barbara Ballentina, di metterla nella giusta carreggiata e spesso obbligarla ad agire, ma soprattutto e sempre la responsabilità (auto-attribuita) di renderla presentabile. Yae-rim è severa e implacabile nella sua missione di civilizzazione, ma conosce troppo bene Ballentina per non concederle ogni tanto una parola più dolce. Anche Yae-rim si presenta in una versione inedita: sempre impeccabile maestra ed esempio di stile, per la prima volta mostra anche lei una piccola debolezza. Qualcosa è cambiato, ma cosa? Cosa, Karen?
Adelaide non può essere il corrispettivo di Yae-rim che, invece, ha una certa sintonia con la Signora Madre, ma è nella sua stravaganza un personaggio completo, divertente e sicuramente l'amica di cui Vale ha bisogno. Banditi gli abbracci, le due lasciano che siano i filosofi (a volte) a costruire il loro dialogo. Indubbiamente l'ansiosa Adelaide, tra un esame ad appello unico e l'altro, riesce a dispensare buoni consigli. 

Non ci rivedremo, si disse. Volontà di potenza. Il mondo è illusione. E qualsiasi altra massima consolante abbiano per me i filosofi di Adelaide.

Le piccole scaramucce, a base di battute affilate, sono all'ordine del giorno tra Valentina e la Signora Madre che, agli occhi della figlia e anche a quelli del lettore, appare spesso come una severa custode (se non carceriera) del futuro della sua progenie. L'impegno costante nel disfare i sogni della figlia potrebbe non metterla in buona luce eppure è una madre che assolve il suo compito più importante e istintuale: proteggere la figlia, guidarla anche attraverso lo scontro perché compia scelte ponderate. Forse ho voluto vederci troppo io, ma c'è nella Signora Madre una tenerezza sottile, un orgoglio tutto materno che la rendono un personaggio complesso. 
La Waves non lascia proprio niente al caso e, l'avrete capito, questa volta mi ha definitivamente conquistata. 


Se cazzata si deve fare che sia perlomeno di proporzioni bibliche.




mercoledì 15 febbraio 2017

Recensione: Vite senza vento, di Lucio Aimasso





Sinossi:
Ci sono periferie che bruciano come delle sconfitte, fatte di strade e piazze invase dal buio, percorse da odori sconosciuti che ricordano la violenza e la paura. Tra i vicoli di un quartiere così, il Kaissar, in una notte come tante si perde Ruben, svogliato studente universitario. Ma, come a volte succede, nel perdersi ritrova se stesso e una parte del suo passato: in una casa che ha conosciuto tempi migliori, infatti, vive suo nonno, che Ruben non vede da quando era bambino. Qualcosa si è rotto tanti anni prima nella loro famiglia, qualcosa che Ruben ora vuole scoprire, e trasferirsi a vivere nel Kaissar è il primo passo per riuscirci. Il quartiere gli mostra tutte le sue sfaccettature, il lato oscuro fatto di sbandati e brutalità e quello coinvolgente e malinconico, dolce e spietato che ha gli occhi e le labbra di Julia, una ragazza cilena con un vissuto difficile e una risata contagiosa. Ma chi è davvero Julia? Mentre Ruben cerca di mantenere un equilibrio precario fatto di strappi dolorosi e riavvicinamenti, la situazione nel Kaissar precipita. Una morte misteriosa, un ricco aristocratico con strani vizi costringeranno Ruben a indagare per capirne di più, mentre il quartiere si fa sfuggente... Un convulso noir metropolitano, un romanzo che racconta il male dei nostri giorni e la discesa nei meandri più cupi dell’anima di un ragazzo che diventa uomo.


Recensione: 


Molti dettagli di questo libro mi hanno colpito: dall’ambientazione, così viva e dettagliata, ai personaggi, umani e difficili da inquadrare in poche parole, alle descrizioni dell’autore, che è in grado di farci conoscere i personaggi e i luoghi a partire da piccoli dettagli che li rendono unici.

Il protagonista è Ruben, uno studente universitario che un po’ all’improvviso decide di andare a cercare suo nonno, con il quale la sua famiglia non ha rapporti da tempo, e va a vivere con lui nel Kaissar, un quartiere pericoloso nel quale le regole sono differenti da quelle comuni.

Cesare, il nonno di Ruben, è un uomo ruvido, che sembra portare il peso degli errori e dei dolori che ha vissuto, la sua filosofia di vita è molto diversa a quella a cui il ragazzo è abituato, ne rimane affascinato (non solo lui, in effetti) e decide di trasferirsi a casa del nonno.

I personaggi sono molti e sarebbero tutti degni di nota, mi limito a Julia: una ragazza che appare fin troppo perfetta vista la sua bellezza fuori dal comune e la sua maturità ancora più straordinaria.

Ruben si ritroverà ad avere a che fare con una realtà che credeva impossibile da accettare, lentamente inizierà a comprendere il Kaissar e ad accettarne le regole. Conoscerà l’amore e si ritroverà a cercare di fare giustizia. Le sue idee spesso saranno sbagliate o non abbastanza ragionate, ma anche questo ha contribuito a rendere reale questo personaggio e questo ambiente difficile da accettare, che è una sorta di male dei nostri giorni che vive di quegli aspetti bui della vita dei ‘ricchi’.

Mi è piaciuto molto anche lo stile dell’autore: avvincente, ricco di dettagli e per nulla pesante. 

Questo libro tratta molti argomenti, non è infatti facile inquadrarlo, ma anche per questo mi sento di consigliarlo a tutti quelli che amano le storie di vita che ne trattano ogni aspetto, non limitandosi alle storie d'amore.



lunedì 13 febbraio 2017

Recensione: " MAMMA, PAPA'...OGGI VI RACCONTO UNA STORIA" di Manuela Monti


Titolo: "Mamma, papà...oggi vi racconto una storia"
Autore: Manuela Monti
Casa editrice: Intrecci edizioni
Genere: Bambini/ragazzi dai 6 anni
Pagine: 65 pagine
Prezzo: 8,00€

Sinossi: Il topolino, il riccio e il gufetto sono i protagonisti dei tre nuovi racconti nati dalla vivace e brillante penna di Manuela Monti. Leggendo le storie sarà impossibile non farsi coinvolgere dalle avventure dei personaggi e vivere con loro emozioni, desideri, paure, scoprendo che ogni problema offre una soluzione. Ogni racconto si conclude con una guida alla riflessione attraverso la quale sarà facile comprendere il messaggio che il testo vuole trasmettere. I pensieri e le azioni dei personaggi indicheranno la strada. Età di lettura: da 6 anni.

RECENSIONE:

Inizierò questa recensione in modo banale, ma la stessa dedica iniziale mi è davvero piaciuta, forse perché anch’io ho avuto una nonna realmente preziosa. A tal proposito, ve ne lascio un piccolo estratto: "dedico questo libro a Bruno Solimeno, mio nonno, che mi ha fatto comprendere, sin da piccola, quanto sia importante osservare chi ha più storia e qualche cosa da insegnare, talvolta senza parlare, ma solo facendo con dignità, sapienza e tanta onestà."

Ho trovato questa dedica molto delicata e toccante. Per quanto concerne il libro, credo invece sia importante rilevare che l’intento dell’autrice è stato quello di spiegare le “cose della vita”, belle o brutte che siano, attraverso una favola i cui protagonisti non siano le persone ma gli animali. Attraverso questi racconti, l’autrice spera che figli, padri e madri possano guardare oltre il dolore che alcune situazioni provocano e lavorare sul risentimento che, talvolta, ne deriva e che alla fine potrebbe avvelenare il modo di affrontare il futuro; già un obiettivo così garantisce la stesura di un’opera invidiabile, adatta sia ai più piccoli che ai più grandi.

La preziosità di questo libro è rappresentata, secondo me, dalle schede corredate ai diversi racconti: moduli dettagliati che consentono, attraverso uno stimolo alla riflessione, la successiva comprensione ed il messaggio che il racconto vuole trasmettere. I pensieri e le azioni dei personaggi faranno da guida.

Per il lettore, sarà poi possibile avvicinarsi alle vicende della storia aggiungendo i propri punti di vista – emozioni, esperienze e modi di vedere le situazioni – all’interno dello “Spazio per te”. Un’idea davvero innovativa e molto carina a parer mio. Si parte dalla storia di una gradevole famiglia di classici topolini da biblioteca, che attraverso le loro vicende insegneranno ai bimbi l’importanza della lettura e l’indubbia (soprattutto per me) attrazione verso il profumo dei libri; passando per la storia di Spillo, il riccio che tramanda un messaggio importante ai lettori: ossia che è “fondamentale capirsi, comunicare, è l’unico scopo per due diversi modi di osservare il mondo, più guardato da alcuni e più udito da altri, ma comunque vissuto da entrambi.”

Devo ammettere che la terza novella è la mia preferita, la storia del gufo saggio è soprattutto un messaggio di speranza per il futuro. Come il piccolo gufo, i nostri bimbi, attraverso questo libro, comprenderanno che è basilare nel mondo odierno lavorare acremente affinché il nostro destino possa cambiare; può capitare, infatti, che spesso ci sentiamo disperati e senza via d’uscita, ma subito dopo occorre trovare un pensiero che ci consenta di sperare e “potercela fare”alla fine.

I piccoli lettori potranno imparare a credere nelle loro capacità e a sentirsi in grado di cambiare il futuro (che poi, è il futuro di tutti noi). Una piccola guida per creare “ grandi uomini e sagge donne”. Da non perdere, meritevoli altresì le illustrazioni allegate.







domenica 12 febbraio 2017

C'è post@ per noi... #203

Buona domenica, 
Anche oggi rinnoviamo l'appuntamento con "C'è post@ per noi", in questa nuova puntata vi propongo quattro letture molto accattivanti. 









La morale di venere - Eleonora Zizzi

Titolo: La morala di Venere
Autore: Eleonora Zizzi
Editore: Albatros
Prezzo: € 9,50
Data di uscita: 20/09/2015


Trama
Forse l'amore non è altro che la forma più essenziale di libertà. È la forma più pura di bellezza e perfezione assoluta. L'amore è vita, respiro che attraversa l'anima e ci fa sentire vivi. Se siamo liberi possiamo amare, perché amore è libertà, è abbattere i pregiudizi, è superare tutti i limiti che a volte è proprio l'uomo a frapporre tra se stesso e l'amore. Il sentimento più sublime che poeti di ogni tempo hanno cantato, a cui hanno dedicato romanzi e liriche, non ha età, supera i confini del tempo.
In queste pagine è raccontata proprio una storia d'amore, quella tra Silvia e Niccolò Foscolo. Lui noto poeta, ammaliato dalla bellezza del gentil sesso, amante di tante donne, ma che alla fine perde la testa per questa giovane fanciulla. Ma spesso è il fato a scrivere le parole di una storia d'amore, a colmare la notte di incubi e dall'altro a riempire le giornate di speranze per le sorti future, a descrivere emozioni e passioni, fremiti e sentimenti che rendono ogni storia d'amore eterna. 

Autrice:
Eleonora Zizzi nasce il 13 giugno del 1996 a Pinerolo. Vive a Bricherasio, in provincia di Torino. Ha terminato l’indirizzo liceale di Scienze Umane. “La Morale di Venere” è la sua prima pubblicazione (ottobre 2015). Due sue poesie sono presenti nell’Enciclopedia della Poesia Contemporanea Italiana 2016 della fondazione Mario Luzi. Gestisce il blog di scrittura creativa “storytellereyewriting- immaginando un mondo fatto di amore teatrale”. Dal dicembre 2016 diventa amministratrice e fondatrice di “storytellereyewriting campagna sociale”, un’iniziativa culturale no-profit che ha lo scopo di promuovere la lettura e le arti creative, in primis la scrittura.



Link utili: 



La Farfalla d'Ombra - Yali Au Ametistha


Titolo: La Farfalla d'Ombra
Autore: Yali Au Ametistha
Editore: Self publishing
Pagine: 556
Prezzo: ebook € 5,99, cartaceo € 16, 12
Data di uscita: 1 Gennaio 2017

Trama
Tutto comincia il giorno delle nozze di Yalihta, matrimonio combinato dalla madre con un uomo ben più anziano ma ricco, e il suo destino sembra essere già irrevocabilmente scritto, a metà tra prole e lavori all’uncinetto. Invece finisce col ritrovarsi braccata e ferita, ben lontana dagli agi e dalle comodità della sua casa, e si salva solo grazie al soccorso di due cavalieri, che
sono soltanto i primi di una serie di straordinari personaggi che animeranno la sua esistenza. Da innocente giovinetta, passando dalla vita di strada, conosce il vizio del bere, impara svariati mestieri, vive i primi amori, guida un gruppo di fanatici antivampiri, per diventare infine vampira ella stessa.
Sarà il protagonista maschile del romanzo, Lord Malesh Ruben De Vaurien, un antico vampiro, ad accompagnarla nell’ultimo capitolo della sua vita umana; egli le donerà la vita eterna, una nuova esistenza in cui Yalihta sarà predatrice, ma questo non la renderà immune ai dolori e alle delusioni degli umani. Immancabile presenza al fianco di Yalihta è una farfalla blu di nome Ita, uscita
direttamente da una visione creata dal Mago, che mago non è; proprio per questa
piccola creatura alata, Yalihta viene ribattezzata con il nome di “Farfalla d’Ombra”.
“La Farfalla d’Ombra” non è un romance, anche se l’amore, in forme talvolta bizzarre,
vi fa capolino; non è propriamente un fantasy, nonostante la presenza di vampiri; non
è un horror; non è erotico, sebbene vi siano momenti carichi di una particolare tensione sessuale...

“La Farfalla d’Ombra” è una storia, narrata attraverso gli occhi e la voce di chi l’ha vissuta.


L'autrice:
Yali Ou Ametistha nasce a Venaria Reale nel 1977. È fotografa, stilista, costumista, grafica, appassionata di marketing, lettrice e scrittrice.
Possiede due diplomi: uno come maestro d’arte e l’altro come disegnatrice di moda e costume. Nel corso degli anni, ottiene varie specializzazioni tracui: fotografia, ripresa e montaggio video,
disegno e studio dei tessuti, canto, marketing e grafica. Raccoglie tutte le competenze che ha
accumulato e si butta nel mondo del lavoro.Viaggia, ma ritorna a Torino, la città in cui ha
vissuto da quando è nata. Dopo aver fatto esperienza nei settori più disparati, molla tutto, si
trasferisce a Firenze e comincia a costruire il mondo di Steam Butterfly (https://www.facebook.com/steambutterfly/), un
multilab dove nascono abiti da sposa, costumi d’epoca, cappelli stravaganti, servizi
fotografici, copertine di libri… e libri.



Bingo Bongo e altre storie - Romano Stefano

Titolo: Bingo Bongo e altre storie
Autore: Romano Stefano

Trama:
Non se ne vedono molte, di raccolte di racconti per adulti. Ed un motivo c'è. Ma ve lo lasciamo desumere. Non lo diciamo. Non confermiamo. Non smentiamo. Sulla scia della
(per ora) più celebre opera “Woobinda” di Aldo Nove, al secolo Antonello Satta Centanin, e
del recente “Anteprima Mondiale”, sempre a firma dell'Aldo nazionale (?!) ecco un
agglomerato di racconti semi seri, agrodolci, pungenti, dissacranti, senza macchia e senza
paura, sferzanti e chi più ne ha più ne metta, timbrati Stefano Labbia. Labbia che non solo è
poeta, non solo è, qui, nelle vesti di (s)pudorato cantastorie, ma che ha anche la coscienza a
portata di testa ed il cuore a portata di petto. Labbia che ama, vive, ragiona, (psico)analizza
a suo modo, una civiltà, la nostra, che sta perdendo colpi. Che ha smarrito la strada ma a cui
non importa minimamente il ritrovarla... Labbia che infine si / ci auto-cura le ferite che
l'umanità gli / ci infligge con parole, pensieri, personaggi strampalati (ir)realmente e
biecamente esistenti. Labbia che rimette a noi il giudizio di questa piccola ma significativa
pseudo “Divina Commedia” 2.0.

NOTENon so ben dire l'esigenza che mi ha portato ad esprimere ciò che trovate in questo libro.
Non del tutto, almeno. Perché molto ho ancora dentro. Da dire. Da scrivere. Da dare. So
solamente che i racconti contenuti nella raccolta sono stati scritti in ordine cronologico, così,
come li trovate. Non è stato cambiato nulla. In tutti i sensi. Lo scritto non ha subito
modifiche. Non è stato edulcorato, "aggiustato" ma bensì nato, cresciuto e stampato così, di
getto. Come sono solito fare con le liriche che compongo senza studio, senza sedermi a
tavolino, ma puramente spontanee. Un'analisi del microcosmo esistenziale del nuovo
millennio? No. O meglio... Nì. Perché, come celebra il “Gattopardo”: «Tutto cambia perché
tutto resti fermo.». E allora ci troviamo di fronte a figure sempre esistite, camaleonti
nell'animo, alchimisti di emozioni, cupi signorotti incravattati che fingono bellezza ma che,
sotto a chili e chili di trucco hanno un aspetto orrendo. Mi ricordano, questi ultimi, i nobili
francesi che all'acqua e al sapone, preferivano il profumo. Solo che poi arriva il momento
(tragico!) in cui il buon odore passa, vola via, svanisce. E ciò che resta... è quello che
realmente hanno indosso. E ancora, vi è il menefreghista, il populista, quello che odia i gatti
neri ma che ospita ratti, pantegane e affini in casa. Quello che critica chi ha il turbante e poi
è portatore “sano” di pidocchi. Quello che punta il dito contro la luna e invece dovrebbe
puntarlo contro se stesso. Insomma... è la solita, infinitamente, triste, umanità di sempre.
L'eccezione. C'è sempre l'eccezione. Anche in questo libro. Speranza. Sogno. Magia.
Gioventù. Sorriso. Si, c'è anche il sorriso, anche se tiepido. Sommesso. Quasi una piccola
smorfia. Ma è presente. C'è. Perché sperare non è peccato. Lo è, invece, disperare. Peace



Autore:
Stefano Labbia, classe 1984, nato a Roma, è poeta, sceneggiatore, scrittore e autore di
fumetti: ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, “Gli Orari del Cuore” nel 2016 per
Casa Editrice Leonida. Collabora dal 2016 con le testate 2Duerighe.com (nella sezione
spettacolo (cinema e teatro)), MyReviews (cinema), The Freak (autore - poeta) ed Oubliette
Magazine (cinema, arte, teatro e musica).



Masanobu Fukuoka. L'agricoltura del non fare  - Larry Korn


Titolo: Masanobu Fukuoka. L'agricoltura del non fare 
Autore: Larry Korn
Casa editrice: Terra Nuova edizioni
Pagine: 276
Prezzo: ebook € 3,99, cartaceo 12€
Data di uscita: Dicembre 2016. 

Trama
Grazie alla lunga frequentazione e alla diretta partecipazione ai lavori agricoli nell’azienda di Masanobu Fukuoka, nessuno meglio di Larry Korn ha conosciuto così da vicino la filosofia e il metodo di lavoro del pioniere dell’agricoltura naturale.
Oltre a narrare il lungo percorso che ha portato l’autore de La rivoluzione del filo di paglia ad abbandonare la sua carriera di fitopatologo per dedicarsi all’agricoltura del non fare, in queste pagine Korn illustra, attraverso le parole di Fukuoka, le basi scientifiche e pratiche di un metodo agricolo rivoluzionario in grado di assicurare rese abbondanti limitando al minimo gli interventi in campo, evitando le lavorazioni del terreno e l’impiego di concimi e pesticidi di qualunque tipo.
Con un linguaggio semplice ed esperienziale l’autore ci fa comprendere e amare la profondità del messaggio di Fukuoka, insieme metodo di coltivazione a impatto zero e filosofia di vita, con al centro un profondo amore per la natura





Anche per oggi abbiamo concluso, spero che questi libri siano di vostro gradimento. 
A presto^^ 


venerdì 10 febbraio 2017

Recensione: "LA MONACA" di Simonetta Agnello Hornby

Titolo: La monaca
Autore: Simonetta Agnello Hornby
Editore: Feltrinelli
Pagine: 296
Prezzo: € 9,50 (cartaceo) € 5,99 (ebook)

TRAMA
Messina, 15 agosto 1839. In casa del maresciallo Peppino Padellani di Opiri, fervono i preparativi per la festa dell'Assunzione della Vergine. È l'ultimo giorno sereno nella vita di Agata, innamorata del ricco Giacomo Lepre e da lui ricambiata. Agata deve rinunciare al suo amore: le famiglie non trovano un accordo e, alla morte del maresciallo, la madre di Agata, donna Gesuela, decide di portarla a Napoli, dove spera di ottenere una pensione dal re. L'unico piroscafo in partenza è quello del capitano James Garson. Dopo un tempestoso viaggio, James e Agata si ritrovano sul ponte e qui lei gli confida i propri tormenti. A Napoli, Agata viene forzata a entrare in convento. Un mondo in cui si intrecciano amori, odi, rancori, passioni illecite e vendette. Ma Agata sembra guardare oltre si appassiona allo studio e alla coltivazione delle erbe mediche, impara a fare il pane e i dolci. Legge tutti i libri che James Garson le manda con regolarità e segue le sorti dei movimenti che aspirano all'unità d'Italia in casa della sorella Sandra. Ha accettato la vita monastica, ma è combattuta tra il sentimento religioso e il desiderio di vivere nel mondo. Non vuole dispiacere la zia badessa, ma nemmeno sacrificare il suo futuro. 


LA MIA OPINIONE
In questo romanzo, Simonetta Agnello Hornby ci trasporta nel Regno delle Due Sicilie.
Tra Messina, Napoli e Palermo, seguiamo alcuni anni della vita della famiglia Padellani per poi concentrare l'attenzione su Agata.
La ragazza vive inizialmente a Messina, dove, ancora tredicenne, si è innamorata del bello e misterioso Giacomo Lepre. Ricambiata, attende soltanto che l'amato possa finalmente chiedere la sua mano, ma i progetti di Agata non ci mettono molto ad essere rovinati: non solo la famiglia di Giacomo è contraria al matrimonio, poiché la dote di Agata è esigua, date le difficoltà finanziare in cui naviga la sua famiglia, ma presto anche il padre viene a mancare.
E' così che la famiglia Padellani torna a Napoli, città natale di don Peppino, per seppellirlo e per tentare di ricominciare una nuova vita.
E' proprio sul traghetto che porta le Padellani a Napoli che Agata conosce James Garson. Subito tra i due c'è sintonia, ma Agata, nonostante le difficoltà continua ad essere innamorata di Giacomo e spera che lui possa raggiungerla a Napoli.
Quello che Agata non sa è che donna Gesuela, la madre, dopo l'ennesima lite in casa Lepre e il fidanzamento forzato di Giacomo con un'altra ragazza, ha in mente di farla entrare in convento, poiché la dote monacale è molto inferiore a quella matrimoniale e non causerebbe troppi problemi alla famiglia, già in gravi difficoltà.
Così Agata viene portata, seppur contro la sua volontà, a San Giorgio Silita, convento napoletano dove da sempre molte sorelle sono originarie della famiglia Padellani. La badessa, donna Maria Crocifissa, è infatti la sorella del defunto don Peppino.
Nonostante la clausura, Agata continua a mantenere contatti con l'esterno: la zia Orsola e la sorella Sandra sono le persone a cui resta più legata, sia tramite le visite che con la corrispondenza, grazie alla quale riesce a restare informata anche su quello che succede negli anni critici che poi porteranno ai moti del 1848. Inoltre la ragazza mantiene anche una singolare corrispondenza con James Garson, che le fa spedire spesso dei libri, tra i quali Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. Agata risponde inviandogli delle piccole creazioni a tema religioso con dei messaggi nascosti.
Ma la vita di Agata, nonostante la vita monacale possa sembrare monotona, non lo è affatto, e seguire la sua avventura è davvero emozionante.

Ho letto questo libro in due sere, e sono stata trascinata nella vita di Agata quasi con prepotenza, senza riuscire a staccarmi dalle pagine.
Simonetta Agnello Hornby è riuscita a trasportarmi in un tempo e in luoghi lontani con una naturalezza tale che mi sono stupita io stessa di quanto una lettura di questo genere potesse essere così coinvolgente.
La vita di Agata non è affatto semplice: sottomessa al volere della madre, che pur volendo il meglio per lei, la costringe a prendere il velo inizialmente, per poi proporle un matrimonio con un uomo che lei non avrebbe mai accettato, preferisce diventare monaca.
Il rapporto con Gesuela non sarà mai sereno, anche a distanza di anni dall'entrata di Agata in convento.
Anche il rapporto con le sorelle non è dei migliori: a parte Sandra, le altre quatto sorelle di Agata non le sono quasi mai vicine. Altalenante è invece il rapporto con la zia Orsola, che ha vissuto l'esperienza inversa: pur avendo la vocazione, è stata costretta per due volte al matrimonio.
Sicuramente il rapporto di confidenza più profondo che Agata riesce ad instaurare, oltre a quello con James, è quello con la zia badessa, donna Maria Crocifissa, che nutre per lei molto affetto e che tenta in tutti i modi di proteggerla, anche quando alcune novizie tentano di farle del male per gelosia.Inoltre Agata vive un rapporto altalenante con il Vescovo di Napoli, legato a lei da una lontana parentela, che fa di tutto per impedirle di lasciare il velo e a volte si accanisce su di lei, per tenerla il più possibile a San Giorgio, per poi spostarla in Sicilia proprio quando cominciano i moti.
In questo romanzo, l'autrice non solo ci offre uno scorcio della vita nel Regno delle due Sicilie a metà ottocento, ma si concentra sulla tradizione della monacazione coatta con dovizia di particolari, descrivendo non solo la gerarchia che regnava all'interno dei conventi, ma anche i rituali che dovevano attraversare le ragazze per diventare suore ed infine la vita nel chiostro.
Ovviamente poi è sempre interessante osservare e scoprire le tradizioni di altri tempi, dalle cene alle processioni. In particolare la processione dell'Assunta che si svolge a Messina il 15 Agosto e che apre la narrazione, viene descritta magnificamente.

Nella narrazione si intrecciano inoltre delle vicende secondarie che colpiscono l'attenzione di Agata e la toccano da vicino, soprattutto dal momento che entra in convento: oltre alla morte di donna Maria Crocifissa, Agata si ritrova a dover vivere da vicino il suicidio d una delle serve del convento e la contestuale fuga di due converse legate alla badessa; molto triste è la storia di Maria Celeste, sedotta dal suo confessore e morta di parto, così come la storia di Sandra, probabilmente sterile, che scopre la relazione del marito con un altra donna e la nascita del figlio illegittimo di lui.

Ovviamente non si può ignorare la centralità di Agata nell'intera vicenda.
Entrata in convento a quasi quattordici anni, vive periodi in cui apprezza il fatto di essere lontana dal mondo e di vivere nella pace del chiostro, mentre in altri desidera soltanto uscire e vivere il mondo fuori, tornando una ragazza normale.
Quello che è certo è che Agata non è mai felice completamente: gli anni raccontati nel romanzo sono sicuramente i più difficili, soprattutto perchè ha un forte desiderio di maternità.
Come molti l'hanno già definita, posso confermare che Agata è davvero la versione nostrana dell' eroina austeniana, anzi, si dimostra in alcuni casi anche più forte, poiché le avversità per lei sono davvero molte e certo non era semplice essere una donna, monaca per giunta, nel periodo in cui il romanzo è ambientata.
Spesso osteggiata da tutto e da tutti, e anche quando il destino sembra avere in serbo per lei solo una vita infelice, Agata spesso si lascia andare alla depressione, ma poi si riprende, uscendone sempre più forte e pronta per affrontare il mondo.